La Storia di Chioggia
Una settantina furono i chioggiotti che seguirono Garibaldi nella sua impresa, tra cui il più giovane dei Mille, il ragazzo undicenne Giuseppe Marchetti. Chioggia divenne italiana il 15 ottobre 1866. La prima guerra mondiale fece sentire le sue terribili conseguenze anche a Chioggia e, dopo il ventennio fascista, la città venne coinvolta nel secondo conflitto mondiale. La Liberazione avvenne il 27 aprile 1945.
Visitare Chioggia non è soltanto ammirare il suo patrimonio artistico. E' lo stesso immergersi nella sua singolare posizione lagunare, che la fa apparire sospesa tra cielo e mare; è il confondersi nella sua particolarissima struttura urbanistica, che par una spina di pesce, quasi simbolo della più tipica attività locale, la pesca; è il vivere tra la vivacità della gente che si muove in essa, a costituire un fatto estetico. Sono i canali pittoreschi (Lombardo a ovest, Vena al centro, San Domenico a est) che la sezionano e nei quali si riflettono case e ponti e si muovono variopinte imbarcazioni.
Sono le rive con il continuo brulicare di gente che compra il pesce o gli ortaggi. Sono le calli, tutte allineate, con le abitazioni anguste, dai tipici camini, protese all'infuori alla ricerca di uno spazio comune; luogo di conversazione, di lavoro e di giochi magistralmente raccontato da Goldoni e dal Comisso. E di tanto in tanto qualche spiazzo più ampio: i campielli (Campo S. Caterina, ecc.).
La piazza, signorile e solare, che Malaparte definì 'un grande caffè', sempre piena di gente, con i suoi palazzi, le chiese, i monumenti, la serie ininterrotta dei portici, e le piazzette (quella di Vigo, del Granaio, dello Stendardo, del Duomo, del 'Sagraeto', ecc.). E' la vita all'aperto. E' la parlata colorita e cadenzata che diventa parte integrante di un paesaggio davvero unico.